Perdita del padre durante linfanzia

La famiglia di fronte alla perdita

Il lutto che colpisce un bambino, un’esperienza dalle molteplici conseguenze psicologiche

Il vissuto emotivo della coppia Analisi relazionale della coppia in terapia La storia personale della moglie La storia personale del marito La funzione della Psicoterapia: obiettivi raggiunti Considerazioni conclusive: la reazione alla morte Bibliografia Appendice. La velocità e l'oblio muoiono nella continuità delle generazioni Introduzione: il concetto di morte La morte fa parte dell'esistenza di ciascun individuo, e con essa la separazione dagli altri significativi.

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La morte dunque è un fatto biologico, i suoi effetti un fatto culturale. Ogni essere umano prende consapevolezza della morte quando questa dimensione entra in contatto con il suo mondo percettivo.

Ma quando parliamo di lutto infantile, attraverso la perdita di un genitore in tenera età, questo evento assume le caratteristiche di un vero e proprio trauma. Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino a seguito della separazione forzata con il genitore il bambino sente sovrastato dalla reazione emotiva e rabbia, angoscia, tristezza possono insorgere in maniera tumultuosa creando confusione, vissuti tali da essere percepiti come sconvolgenti del proprio equilibrio e non sempre comunicabili perché nella mente del bambino rischiano di ferire o allontanare chi è ancora presente nella sua vita, pensiamo ad esempio al genitore vivo, in prima persona sconvolto dal lutto. Senza la possibilità di condividere, il rischio è un blocco, viene ostacolata la mentalizzazione. Come superare un lutto in assenza di elaborazione? Nella nostra esperienza di psicoterapeuti psicologi a Torino il rischio in queste situazioni è che il genitore rimasto tenda a rifiutare il contatto emotivo con il bambino, che si chiuda in sé stesso per non soffrire e anche se non agisce consapevolmente tale atteggiamento fa sentire il bambino solo, come se avesse perso anche il genitore in vita che sente assente perdita del padre durante linfanzia un piano di intimità relazionale seppur presente per gli aspetti pratici del quotidiano.

Murray Bowen padre della Psicoterapia familiare negli Stati Uniti, anni '60 e '70afferma che non tutte le morti hanno la stessa importanza. Quando la perdita è significativa, come la morte di un genitore, di un figlio o del coniuge, la dimensione della morte si sente più vicina: non tanto nel tempo, quanto nel pensiero.

Ravera L. Prima che la famiglia subisca una morte significativa, è come se le generazioni precedenti proteggessero da essa quelle successive, poi man mano ciascuno si sente in prima linea.

Il Disturbo da lutto persistente complicato

Tutto questo fa sentire maggiore l'intensità della vita: di quello che facciamo, pensiamo e sentiamo. È come se la vita diventi più presente man mano che diventa più presente la morte, come afferma un altro Psicoterapeuta familiare, Federico Cardinali.

L'Autore intende affermare che l'attaccamento alla vita diventa più prezioso man mano che la concezione della morte diviene più chiara, più consapevole. In altri termini che c'è un tempo entro il quale si debbono realizzare le proprie aspettative, desideri, ambizioni. Cardinali, rivista "Terapia Familiare", Come sostiene la teoria psicoanalitica, non parlare della morte significa eluderne l'esistenza, rafforzando la narcisistica convinzione di immortalità.

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Quando subiamo un lutto, perdendo una persona a noi cara, prendiamo coscienza della morte, intesa come fase conclusiva del ciclo vitale. È in questi casi della vita che parlare della morte, diventa una necessità comune. Di fronte alla morte: tra negazione e accettazione La difficoltà principale, dunque, è nel riconoscere la propria mortalità.

Nella cultura occidentale contemporanea prevale il tentativo di vivere come se la morte fosse una realtà che "non mi riguarda", e la perdita del padre durante linfanzia esiste solo come abe hicks perdita di peso degli altri".

Poterne parlare significa potersi permettere di farlo consentendo di metabolizzare, quindi di rendere digeribile, la sofferenza per la perdita di una persona cara. L'organizzazione familiare nell'elaborazione del lutto L'elaborazione del lutto innesca un processo di differenziazione, ovvero la capacità di andare avanti nel proprio percorso di vita, mantenendo il ricordo della persona scomparsa.

Nel tentativo di controllare e negare l'angoscia della morte, il sistema familiare mette in atto una dinamica all'interno della quale il cambiamento, la crescita e quindi la trasformazione vengono negati e ostacolati nell'illusione di fermare il tempo. L'evento luttuoso vissuto e affrontato, nella sua dimensione della rabbia prima, del dolore poi e della graduale differenziazione, perdita del padre durante linfanzia il riattivarsi delle risorse della famiglia.

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Se il lutto di una persona cara viene elaborato, ovvero emotivamente vissuto, consente, a un certo punto della vita dei sopravvissuti, di riprendere la propria dimensione evolutiva, evitando il blocco del tempo alla fase precedente alla scomparsa del congiunto.

Nel vuoto lasciato da chi non c'è più il sopravvissuto mantiene viva la relazione, il legame, nel ripercorrere e narrare ricordi, nell'esperire e condividere emozioni con quanti come lui erano affettivamente legati alla persona scomparsa.

Dopo la morte l'altro e la relazione con lui continuano vivere "in" chi lo amava. Il lutto come fattore di cronicizzazione nel vissuto familiare: storia di un mistero Interi sistemi familiari si organizzano, nel corso delle generazioni, mettendo in atto un sistema relazionale in cui la presenza dell'assente continua a essere molto forte tra i congiunti, tanto da condizionarne scelte e stili di vita.

È quanto mi è capitato di constatare molti anni fa quando, spinta da un'irrefrenabile attrazione, decisi di interessarmi alla storia familiare che si celava dietro le mura, invase dall'incuria, di un villino abbandonato da oltre mezzo secolo.

Quando è un bambino a subire la perdita

Non ero ancora una Psicologa ma una "giovane apprendista" del terzo Liceo psico-pedagogico, e quello che chiamai "il segreto del villino misterioso" si trovava nella città di mare alle porte di Roma, dove trascorrevo le mie vacanze estive.

Lo vedevo ogni mattina d'estate di ogni perdita di peso 330 libbre, mentre andavo in spiaggia. Da casa mia il passaggio era obbligato. Quella casa e i suoi "segreti" calamitavano il mio interesse, desideravo fortemente conoscerne la storia.

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E un giorno, assecondai il mio desiderio. Andai in municipio, mi documentai, riuscii a risalire al nome del proprietario e mi misi in contatto con la sua famiglia. Erano passati 60 anni e nessuno aveva più messo piede perdita del padre durante linfanzia quella casa da quando la madre aveva perso la vita cadendo dalle scale Dopo la nostra telefonata fui ricontatta dalla figlia, la stessa con cui avevo parlato. Mi disse che il padre, ormai novantenne, era stato positivamente colpito da quella mia telefonata: sapere che a distanza di molto tempo, qualcuno era ancora interessato alla loro perdita del padre durante linfanzia, lo sorprese piacevolmente.

Dal racconto appresi che, in questa famiglia, ciascun componente aveva mantenuto fede a un "credo collettivo": la casa in cui era morta la madre non poteva più essere aperta e abitata. Solo operai autorizzati potevano accedervi ogni anno per curare il giardino adiacente. Passarono gli anni e gli eventi che seguirono appagarono la mia curiosità di archeologa di "storie familiari". La storia che avevo ricostruito contattando telefonicamente i proprietari del villino abbandonato ebbe, alcuni anni dopo, un epilogo o meglio un'evoluzione che aveva a che fare con l'evoluzione del ciclo di vita familiare.

Infatti dopo la discussione della tesi di laurea, anche quell'anno come tutte le estati della mia vita, andai in quella città di mare e Erano comparse impalcature intorno al "villino misterioso" e le logorate persiane e porte erano state tolte.

Solo con la morte del padre, quindi con la scomparsa della prima generazione, era stato possibile per gli altri membri riappropriarsi di funzioni e spazi relazionali che avevano tenuto bloccate due generazioni. Il secondo è un riflesso emotivo automatico che protegge il sé dall'ansia presente nell'altro. Sulla base di questo riflesso la maggior parte della gente afferma di evitare discorsi diretti che possano turbare, entrando nel vivo della perdita e del vissuto del lutto.

Le manifestazioni principali del lutto nei bambini

In realtà a turbare maggiormente è la difficoltà vissuta dall'interlocutore nel gestire e reggere l'ansia altrui. Nei sistemi relazionali chiusi, i familiari che hanno subito un lutto trovano solo per un periodo di tempo limitato la solidarietà degli altri, potendo quindi parlare liberamente dell'evento e aprirsi al pianto e alla sofferenza.

Non è semplice accettare la separazione definitiva da un altro significativo. Spesso infatti molte persone e famiglie tendono a difendersi dall'affrontare tale realtà negandola la negazione quale meccanismo di difesa. Emozioni soverchianti, connesse alla perdita, possono persistere per diverso tempo. Non di rado la sofferenza continua a manifestarsi ancora dopo tre anni, cinque o otto dalla scomparsa di un caro. Devo fare ricorso più volte nella giornata a una pacatezza al quanto più ragionevole, rallento il ritmo, abbasso il tono della voce, economizzo gli aggettivi.

La tua morte ha rarefatto l'atmosfera.

Il lutto nei bambini e negli adolescenti

Ravera, La morte di un altro significativo evoca quindi forti sensazioni, aprendo una nuova dimensione relazionale, che nella sua definizione ufficiale prende il nome di "lutto". Per lutto s'intende una serie di comportamenti rituali, come ad esempio il cambiamento di abitudini e regole, quindi rituali anche emotivi e strutturali, oltre a quelli più formali del funerale e altro.

Il ricordo della persona defunta, i vissuti condivisi con essa continuano a vivere appropriandosi del presente e, soprattutto nella fase iniziale, l'assente diventa "grande presente", le emozioni e gli affetti nei suoi confronti si rafforzano. Se venissero meno, si perderebbe ogni traccia dell'altro. Vedremo riportato di seguito uno stralcio di un caso di terapia familiare, dove i genitori si trovano ad affrontare importanti cambiamenti nella propria vita e nella perdita del padre durante linfanzia di coppia, a distanza di due anni dalla morte della loro figlia.

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Genitori nella morsa dell'assenza, un caso di terapia familiare Venni contattata telefonicamente da una donna di 58 anni, la quale si definisce molto preoccupata per il marito sessantenne che, dopo una vita trascorsa insieme, sente ora come un estraneo al suo fianco.

Un matrimonio e due figli, la minore scomparsa due anni prima a causa di un incidente stradale mentre stava tornando dall'università. Aveva 26 anni. La sensazione che ebbi rispetto alla coppia nella prima seduta fu addirittura contrapposta alla descrizione fornitami dalla signora al telefono.

Quando muore un genitore nulla sarà più come prima

Avevo infatti chiesto di venire insieme al marito per conoscere la coppia ed eventualmente iniziare un lavoro sul loro rapporto. Dalla premessa telefonica della donna, pensai che si trattasse di una coppia ormai emotivamente lontana, come spesso capita quando muore un figlio.

La famiglia di fronte alla perdita

Conoscendoli invece mi resi conto che si trattava di ricongiungere soltanto i fili di una relazione molto salda. Erano due persone giovanili e il sorriso con il quale si guardavano faceva di loro due persone che dimostravano molti anni in meno di quelli effettivi. Inoltre avevano un'aria serafica. Con mia moglie ci aiutiamo molto. A un certo punto abbiamo interrotto il lavoro, per fare dei viaggi lontani dall'Italia, facendo anche molto volontariato.

Alcune volte torno stanco dal lavoro, oppure altre volte ci sono dei progetti comunali che mi occupano molto tempo, e mia moglie non accetta che io possa adoperarmi per il lavoro o prendermela per dei problemi che sorgono in quel contesto.

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Il marito dunque è come se si trovasse in una dimensione del lutto perdita del padre durante linfanzia da quella di sua moglie: lei avrebbe bisogno di fermare il loro mondo oltre il lutto. Un bisogno essenziale quello della signora, che emerge nel parlare della morte, della perdita della figlia.

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L'uomo invece ha bisogno di riprendere in mano la sua vita, spendendo le proprie energie nel lavoro al fine di convivere con quanto è accaduto. La signora sembra implorare, anche sul piano del non verbale, il proprio marito a non lasciarla da sola in questa sofferenza non ancora elaborata. È per lei difficile staccarsi da un tempo cronico, per passare a uno dove ci sia possibilità di assumersi responsabilità, mettersi in gioco e sentirsi vivi.

È come se il lutto diventasse perdita del padre durante linfanzia solo scopo di vita, tanto è forte la sofferenza emotiva.

Il lutto nei bambini e negli adolescenti Il lutto è una delle esperienze più dolorose della vita. Bambini e adolescenti che hanno perso un membro della famiglia, una persona cara o una figura di riferimento chiaramente devono affrontare sfide uniche per la loro intensità e per la loro pervasività. Il bambino o il ragazzo si trova di fronte alla tristezza, al lutto e al dolore per la perdita di non avere più la persona amata nella propria vita. Con lutto non-complicato si intende il normale processo di lutto per la perdita di una relazione importante e. Alcuni autori paragonano la perdita a una caduta e il lutto al normale processo di guarigione delle ferite e.

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